Amy

La prima volta che ho ascoltato Amy Winehouse, ne sono rimasta impressionata. Era il suo secondo Album “Back to black” , che ho consumato, e da lì a ritroso verso il primo “Frank” che ho apprezzato anche di più.

Non era tanto il timbro graffiato e corposo o lo swing assolutamente unico, quanto il fatto che fosse autenticamente diversa da tutto quello che il mercato ci propone e talvolta propina. Per quella sua naturale intensità e la capacità di trasformare rabbia e dolore in musica, necessità incontrollata e incontrollabile.

Come ogni anima veramente tormentata del soul che ritrova nella musica una possibilità, ma che non può redimersi attraverso la musica stessa.

Io me la ricordo così ….

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