Leggendo in Rete

(…)”Da questa crisi non si esce riducendo i lavoratori più deboli al rango di bestie, ma elevando la qualità del prodotto, cioè dei dipendenti, con corsi professionali che li riqualifichino. Urge tornare tutti a scuola di italianità – operai, artigiani e imprenditori – imparando di nuovo a produrre oggetti eleganti e geniali, non tristi fotocopie di altre fotocopie. Continuo a sognare un’Italia del Sud che riesca a trarre benessere dalle sue miniere inesplorate di natura e cultura. A far soldi con gli agriturismi non con le magliette, con i musei non con le magliette, con i tramonti non con le magliette. Il mondo ci percepisce come il deposito della bellezza e della qualità della vita. Invece noi continuiamo a rinnegare noi stessi, in nome di una visione piccola e frustrata, da eterni Malavoglia incapaci di alzare gli occhi dal seminterrato quotidiano in cui ci siamo autoreclusi, per risvegliare finalmente la meraviglia addormentata che ci circonda da sempre.”
Non sarei capace di aggiungere nulla che non sia già scritto in questo articolo, oggi online su LA STAMPA.it.
Vi consiglio di leggerlo. 
In un mondo globale, che si affanna in corse senza meta nè obiettivi, ci si può distinguere solo per qualità e autenticità.

Cosa facciamo definisce ciò che siamo, e ciò che siamo è l’unica cosa che può fare la differenza.

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