Il Natale e le antiche speranze

Le feste natalizie sono un appuntamento immancabile per tanti. Ancor di più per chi, come me, prende il treno per ritornare al “sud”. Al camino e all’abbondante tavola di casa.
Lo schioppettio della legna sul fuoco, il volume delle voci sempre altissimo (un meridionale che si rispetti non è biologicamente programmato per parlare a bassa voce), il guscio delle noci che crepano tra le dita dei più esperti e le risate degli amici.
Ognuno racconta dei regali ricevuti, di quanto di buono o meno buono si è mangiato. Le carte toccano violentemente il tavolo e chi perde ha sempre qualcosa di cui lamentarsi.
Tutto poi si zittisce, tutto è spento e si ferma in un momento di immobilità impensabile, quando mia nonna, che non ha ancora contribuito al colore della serata, dal suo angolo caldo accanto al camino decide di partecipare alle conversazioni rivolgendosi a me. Proprio a me.
Con tono fermo e saggio:
“Oi nè, mi raccomando ora che stai lontana e lavori, metti da parte i soldi per il matrimonio, altrimenti pò, comm t’ spus?”
“Nonna”.
“Poi parliamo, eh!?”.
Ok, ora tocca solo aspettare che se ne dimentichi!
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