Incontri

Ho sempre pensato che a migliorare la qualità della vita siano le persone, quelle che capitano, che si incrociano, che spuntano a bloccarti per strada mentre eri convinto di andare da qualche parte, da qualche altra parte. Quelle che ci raccolgono o da cui ci lasciamo raccogliere. Quelle che ci riempiono le giornate oppure quelle che si infilano nell’ultimo minuto, e ce le completano.

“L’incredibile” che c’è nell’incontro di un altro, mi sorprende e mi affascina da sempre. Sarà che ci sono volti che hanno cambiato diametralmente il sapore e il senso di esperienze che ho vissuto, sarà che solo con alcune persone mi sento veramente a casa. Anche in silenzio, nonostante la confusione che creo sempre con estrema naturalezza.

Sarà forse che sono stata fortunata, e basta.

Perché ci sono incontri che diventano presenze e conoscenze e profonde verità. Relazioni che ti aiutano a riconoscerti, a capire chi sei, a vedere il buono oltre quello che senti, a raggiungere destinazioni che ti sembra di aver perso di vista. Ci sono persone che cambiano la densità dell’aria che puoi respirare, che riempiono il tempo di bellezza.

Ci son incontri che ci salvano.

Cinque anni fa, in tarda notte in un letto grande su cui amavo stendermi di sbieco e un piumone blu, ricevevo un messaggio:

“La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. Ti fidi di me? Cosa sei disposto a perdere”.

E’ stato forse il primo momento in cui ho intimamente sentito gli occhi di una persona addosso, e con quell’ondata di inaspettato affetto e attenzione, ho scoperto il valore della sfida.

Perché chi ti ama non può che sfidarti a vivere a pieno.

Il primo momento in cui ho avuto veramente bisogno di saltare, mettendo nelle mani di qualcun’altro parte della mia felicità e di lasciargli spazio per creare “cose” con la mia vita. Di riempirmi tempo, anche con il vuoto.

Ed una come me, schiva per definizione, ha capito che chi sceglie di guardarti lo fa anche se non hai orpelli ad attirare l’attenzione e, allo stesso modo, chi non ti vede, semplicemente, non ti sta guardando.

Non c’è  colpa, non ti guarda e basta.

Nell’abbraccio di chi ti accoglie, di chi ti attende dietro la porta di casa, in cima ad una scala, dall’altra parte della cornetta telefonica o del mondo. Nell’abbraccio di chi ti sfida a vivere, nel coraggio di chi si sfida a viverti.  Solo lì ho scoperto il valore di un incontro.

haway

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