Parlando, allo specchio.

Tipo testarda che non capisci. E non puoi fare a meno di chiederti il perché.

Sorridente, anche troppo, tanto da disturbarti a volte. Che non riesco a non sorriderti a mia volta, alla fine, e mi passa sempre il nervoso e no, non ci sarebbe niente da sorridere se non il fatto che sei di nuovo qui che mi guardi con quegli occhi luminosi e quella faccia così e io ho solo voglia di raggiungere quelle labbra. Ora. Che poi si finisce per vivere di risate, su tutto e anche sul colore delle pareti, magari. E per dimenticare la forma del tempo, il suo dilatarsi in lungo o in largo che diventa impercettibile, si arrotola e ritrova senso solo come vita che vive, così forte da svuotare dalle domande.

Tipo irritante, perché sei tanto e poi niente e sembra che questo non ti tocchi. E non mi guardi per quello che vorresti che io sia, mi guardi per quello che sono e basta. La cosa ti piace. E non capisco. 

Tipo che ci sei. Quasi per sbaglio. Laddove volgo lo sguardo, non in anticipo né in ritardo. Ma nell’esatto momento in cui mi volgo. Accanto non perché è lì che mi insegui. Ma perché è lì che stai andando per i fatti tuoi. 

Tipo complicata come gli adulti ed immediata come i bambini. Tanto da dimenticare le formule e le situazioni, solo da abbandonarsi alla vita, giorno per giorno. Che non saprei altrimenti quale forma dargli. Quella delle tensioni belle, delle spirali forse, avvolgenti e inaspettate. 

Tipo che sei onda che avanza, travolgendo su una linea mobile tutto ciò che incontri. Sei un fronte di battaglia che non conosce spigoli e quindi difficilmente può essere afferrato. E non sei qui per me con te, non qui per te con me, ci sei e basta. Per così tante cose insieme che spiegarle non si può, ma fanno un cerchio completo. Andando oltre, fino a vedermi. Davvero.

Che si finisce per aspettare la domenica solo per fare colazione insieme. E pensare che in realtà è come se non ti conoscessi e questa cosa è fastidiosa e bellissima, eppure sei la cosa più vicina alla linea del cuore che io riesca a vedere da qui. Che sono uscito solo con la giacca, e voglio girarmi, guardarti e dirtelo, che questa è l’aria che più mi piace. E scrutare facce da catalogo, tipo1 –  tipo2 – tipo3 – e così via, tante quante le risposte, le reazioni, le sensazioni, le facce e basta. 

Tipo testarda che non capisci. E hai smesso di chiederti il perché.

Basta che resti, che ti fermi a dormire qui. Testarda come sei, anche quando mi sembra di non capire. Basta che dormi qui, perché “sono troppo piccolo per abbracciare il cielo” e ho solo voglia che resti. Che cancelli tutto il resto e ti fermi qui, per permettermi di stringere qualcosa a cui non saprei dare un nome se non quello di un abbraccio.

mirror

 

abbraccio

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