Approssimazione e lavoro: solo se stai imparando qualcosa.

Scrivo poco del mio lavoro qui. Più che altro mi è capitato di scriverne per descrivere alcuni momenti della mia vita, perché le persone con cui ho lavorato e gli stessi ambienti professionali che ho frequentato hanno sempre avuto un importante impatto sul mio percorso e sulla mia crescita.

Oggi scrivo di lavoro, parlando di persone. Quest’anno ho fatto un’esperienza molto bella e appassionante che è stata quella di poter seguire un brillante neo laureato nel suo primo approccio al mondo professionale, lavorando con lui sopratutto sulla prima gestione operativa di alcuni canali social.

Tra le tante cose che ho provato ad insegnargli, c’è il senso di realtà: “Impara a fare qualcosa per davvero e proponiti sempre per quello che sei, senza gonfiare la realtà. Senza avere fretta di fingere d’essere ciò che ancora non sei. Ci sarà tempo di imparare ancora, continuamente. Perché la vita ed il lavoro richiedono la disponibilità di considerarsi sempre apprendisti pronti a sperimentare, approfondire, imparare. Quindi non avere paura di fare un passo per volta, anzi, ogni passo è l’occasione di diventare bravo in qualcosa. In quella cosa. Di capirla, comprenderne dinamiche e processi profondamente. Perché solo in questo modo, non sarai mai l’esecutore di alcuni compiti, ma inizierai a diventare un professionista”.

Più provavo a spiegargli questa cosa, facendone ovviamente un mantra per me stessa, più guardandomi intorno mi accorgevo di quanta approssimazione c’è. Ora, qualche volta approssimare è un primo passo verso il miglioramento, se siamo orientati al all’apprendimento. Qualche volta, invece: è solo fingere di conoscere qualcosa che non si conosce. E che magari nemmeno ci interessa.

Tipo:

1. Se apri una pagina facebook e inizi a postare ogni cosa che ritieni utile a promuovere i tuoi prodotti /servizi, ma neppure sai cosa è una netiquette e, per giunta, non lavori con la moderazione e la ricerca di feedback degli utenti. Allora c’è qualcosa che non va.

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2. Se apri una pagina facebook e inizi a postare ogni cosa che ritieni orientata alla promozione dei tuo prodotti / servizi, ma non racconti mai nulla di te, della tua storia, di ciò che rappresenti (o non lo fai per i tuoi stessi prodotti o servizi). Sei nel posto sbagliato. A maggior ragione, se non cerchi di curare i tuoi contenuti e di differenziarli in funzione dei tuoi vari obiettivi, contesti e utenza, probabilmente finirai per dire sempre le stesse cose. Il rischio, oltre a quello di risultare inutilmente ripetitivi è quello di diventare noiosi.

3. Se hai un canale Instagram, ma non hai la possibilità di produrre contenuto inedito, di alto impatto visual o semplicemente non hai cura per lo sviluppo di materiale fotografico bello. Puoi evitare lo sbatti di fare foto everywhere, everyday, on everything.

4. Se non sai cosa significhi provare a gestire operativamente una community e non ti interessa conoscere la questione, è difficile che tu riesca a sviluppare una buona strategia legata al social. Magari avrai delle ottime idee, ma non una buona strategia.

5. Se lavori tutti i giorni su un numero “N” di canali social senza avere una strategia e una visione rispetto all’immagine che vorresti fornire di te, allora devi ripartire da capo. Tanti “like” non fanno primavera.

6. Se non consideri il tempo e il ritmo di pubblicazione dei tuoi contenuti, come una variabile importante, potresti penalizzare i tuoi stessi contenuti. E se lavori con qualcuno che li scrive con attenzione, utilizzando parte del suo tempo per questo obiettivo, potrebbe essere un peccato: oltre che una dispersione di denaro.

7. Se ti occupi di queste materie per un’azienda e non conosci la tua community di riferimento, non cerchi di individuare degli strumenti utili ad ascoltarla, per cogliere suggerimenti e segnali. Allora: potresti avere una brillante carriera in un altro mestiere, solo che ancora non lo sai.

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8. Se non ti interessa conoscere questo tipo di attività e il modo in cui i canali social possano essere più o meno importanti per la tua azienda, se usati strategicamente e integrati con quei canali che hai già modo di presidiare, allora, non fingere di essere a conoscenza del valore di queste attività e delle modalità in cui vadano gestite. C’è gente che lo fa per mestiere, può spiegartelo: basterebbe chiedere loro una mano / consulenza.

Tutti quelli che lavorano, probabilmente commettono degli errori e in funzione di questi ri-tarano costantemente i propri standard di riferimento e la propria necessità di studio e approfondimento. Il punto non è lavorare così bene da non commettere errori, o non dover cercare soluzioni pratiche e sostenibili date le proprie condizioni di partenza. Il punto è: se lavorare non significa studiare ancora, imparare, e probabilmente sbagliare; se non metti in conto la possibilità dell’errore e della necessità di rivedere le tue conoscenze; se non ti interessa confrontarti con altri professionisti (anche quelli che ritieni peggiori di te) e sopratutto valutare con onestà le tue conoscenze e le tue lacune. Allora, qualunque sia il tuo mestiere, sarà difficile diventare un professionista.

Qualunque sia il lavoro che vogliamo fare da grandi, dovremmo cercare le condizioni per imparare come farlo al meglio. E provare ad essere onesti, oltre che curiosi.

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