Il pedigree

Ho visto donne saltare ostacoli in corsa per sentirsi degne di uno sguardo, di un’attenzione, di un certo amore.

Ho ascoltato ragazze raccontarmi quanto ci si può sentire inadeguate di fronte un’aspettativa.  Tagliare i capelli, guardare il film giusto di cui parlare, andare al concerto della stagione. Solo per essere la persona giusta, di qualcun’altro.

Non c’è una donna più donna di un’altra, un sorriso più sorridente, un argomento più sagace, una tenerezza più tenera. Non c’è un modo d’essere giusto, per sentirsi all’altezza di qualcosa. Di qualcuno. Non c’è un colloquio da superare. Non c’è un pedigree da mostrare.

Non c’è riccio o biondo che tenga.

Ci sarà un modo di stare nelle cose insieme, di ragionare sul mondo fino a sventrarlo, per poterne ridere insieme e potersi urlare contro tutta l’energia che la vita ci mette nelle mani, a tratti. Ci sarà un modo di prendere in giro gli eventi, scontrarsi e ritrovarsi, oltre la sensazione che il momento non sia quello buono. Di tenersi in piedi quando le gambe sembrano troppo deboli. C’è sempre un momento in cui riconosci qualcosa e sai che non è perfetta, e forse è complicata, ma la riconosci esattamente com’è, perché non è nella perfezione che sta la possiblità.

Sta in una frase detta finché non ti si spezza il fiato, nell’amore sentito che hai paura ad urlare e sciupare, in un naso storto, nei capelli fuori posti, in un gesto scomposto, in una smorfia di stanchezza. Nelle carezze prima di dirsi ciao, nella paura di ferirsi e poi allargare le ferite e metterci dentro tutta la forza che ti tiene in piedi ancora e ancora.

La possibilità sta nelle partite perse, ma giocate fino in fondo. Nelle linee imperfette di un corpo reale, nelle rughe di due occhi sorridenti, nella libertà di potersi dire qualunque cosa sapendo che non sarà usata contro di te, nel desiderio di spegnere la luce, di non chiudere la porta, di non salutarsi, di ritrovarsi ancora.

 

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Le cose rotte

Ho dovuto nascondermi sotto un balcone e provare a saltare oltre una pozzanghera gigante, ho tentato di schivare le gocce per non inzupparmi le ginocchia fuori da quel jeans che è evidentemente strappato oltre la misura.

La pioggia all’improvviso mi ricorda sempre quanto siano sciocche le aspettative e quanto inutili si rivelino spesso i piani. Ché poi inizia a piovere forte proprio quando tu non hai un posto in cui ripararti o un ombrello abbastanza robusto da non piegarsi controvento.

E la camminata sotto l’acqua mentre la gente cerca spazi d’asciutto per non rovinare la  piega, mi ricorda che le cose rotte sono molto più belle e decisamente più interessanti di quelle ancora non scalfite dalla vita. Che rimettersi a posto, non sempre dona un’aria stropicciata, la maggior parte delle volte aggiunge strati di valore.

Si diventa nuovi, dopo che si è stati rotti.

E il dolore diventa leggero, e gli abbracci valgono il doppio, i baci si allungano, i legami sono più rari e più forti, le risate più grasse e i temporali tutto sommato, romantici.

Riparare le cose rotte o sgualcite è un’arte vera di pochi, di quelli attenti ai dettagli, così sicuri da pensare di poter rendere migliore una cosa che sembra da buttare, così coraggiosi da riconoscere la bellezza di tutto quello che ancora deve succedere.

 

 

 

 

Aprile, 2018

Ci sono momenti nella vita in cui ci si trova a camminare per strade impreviste (Dante la scriveva meglio, e l’età è pure suppergiù quella, lo so).

Noi ci aspettiamo strade dritte, e loro si arricciano. Noi vogliamo che la vita ci risponda per come noi la sentiamo e lei tace per poi urlarti cose fortissimo quando vivi  sott’acqua e ti pare di non riuscire più a sentire niente.

A credere che le strade possano essere tutte lunghe, larghe e ad alta velocità, si fa peccato, più che altro perché si bestemmia dopo, quando ci si accorge che non si sta così comodi alla guida, ma ci si tiene aggrappati alla meno peggio mentre le montagne russe ti fanno volare a testa in giù e tu, se sei bravo, ti godi l’adrenalina del viaggio, se sei impreparato ti tieni solo fortissimo sperando di non cadere.

Qualunque sia il momento della vita o la curva che tentiamo di svoltare ora, io direi che la cose migliore che possiamo metterci in testa, tutti, è la verità. Per quanto una curva sia ripida, se è la tua strada, se è vera, ti sta portando al posto giusto.

Questa è una delle cose che ho imparato questo mese: anche nella più ripida delle strade, se vera, siamo al sicuro.

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Febbraio 2018

Avete mai incontrato una persona Cipensoio?

Faticano a delegare, tengono alta l’asticella, si sforzano sempre di mettersi dalla parte di chi hanno di fronte e troppo spesso hanno la presunzione di riuscirsi.

Le persone cipensoio hanno una storia fatta di osservazione e attenzione verso gli altri, raccolgono spunti e si lasciano affascinare dai dettagli, si innamorano sopratutto dei difetti e più affrontano una sfida ardua, più sentono di poterne essere gratificati.

Si caricano di tutto quello che pensano di riuscire a risolvere, gestire, governare, lo risolvono, gestiscono, governano e poi sperano di avere qualcuno a cui raccontarlo perché é così che quella cosa diventa ancora più vera e un po’ epica anche, una vera narrazione.

Le persone cipensoio danno consigli saggi, indicano direzioni precise, si nutrono di altre storie, di persone da cui poter imparare qualcosa, si danno prendendo e prendono nell’esserci per dare.

Cipensoio

L’espediente alle difficoltà, il balsamo alle paure. Tutto tranne che star fermi, perder tempo, consumare possibilità.

Cipensoio

È un modo di vivere.

Fare anche il pezzo degli altri perché li si è capiti è un talento che non regala sempre grandi soddisfazioni, ma mette nella prospettiva della conquista. A misurarsi con la difficoltà ci si può prendere gusto, ad affrontare con coraggio le sfide ci si sente quasi atletici.

Ricorrere di tanto in tanto al diritto di non essere campioni, dei vincenti, è un sollievo e insieme una possibilità per ricominciare da se stessi. Dare tutto quel che si può è ancora di più un valore se non si attende una ricompensa.

Le persone cipensoio colmano con il loro coraggio l’inconsistenza, laddove la riconoscono. Saltano oltre il loro naso e cercano di non coprire la luna con il dito, ma di coraggio ci si può rovinare.

Gennaio 2018

Il cuore è oltre l’ostacolo da un bel po’ ormai, lanciato nel vuoto da mesi. Ho imparato l’indulgenza, ho imparato ad ascoltare di più, ad ascoltarmi di più, ho imparato a fidarmi delle mie intuizioni.

Febbraio 2018

Imparare a lasciare un po’ della propria storia agli altri, è un lavoro che vale la pena d’essere imparato. Adesso.

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