I piedi scalzi, le voci sopra, i pensieri dentro

Oggi è iniziata con gli occhi gonfi di tensione, le occhiaie resistenti e paffute, il cielo grigio ad incorniciare il brusio della gente in metro fino al fischio di inizio, alle 9.

Il lavoro, le cose, la gente, la mail, gli abbracci, le (troppe) chiacchiere.

Il lavoro, le cose, la gente.

Ho camminato a piedi fino a casa, scoperto di aver lasciato le chiavi in ufficio solo una volta arrivata.

Sono stata l’imprevisto di mio fratello, che prima di darmi il mazzo di chiavi di scorta e riportarmi a casa in moto, con il vento fresco a ricordarci che non è ancora davvero primavera, mi ha fatto ridere e cenare.

Portone, ascensore, porta.

Casa.

I vicini ascoltano “At least” o qualcosa del genere.

I piedi scalzi, le voci sopra, i pensieri dentro.

Non è ancora primavera.

Ma arriverà, il vento caldo delle serate estive.

Che strazio l’adolescenza

Da ragazzina ho sempre avuto la sensazione di mancare in qualcosa. Quella sensazione assolutamente indefinita ed indefinibile per cui mi sentivo a disagio spesso (e volentieri). Questa sensazione mi ha reso schiva e riservata, per concedermi di lasciare andare solo con pochissime persone o in alcuni contesti. Per affrontare questa scomoda sensazione cercavo quindi di compiacere gli altri e trovare uno spazio di accettazione nelle loro vite, ma che dico di accettazione, di riconoscimento! Riconoscersi attraverso gli occhi degli altri è una facile illusione e nei miei 15/16/17 anni, mi sembrava fondamentale. Contavo solo quando le persone a cui tendevo mi facevano sentire importante. E ogni volta che riuscivo ad essere di conforto o di aiuto a queste persone, solo allora mi sentivo veramente utile.

Eppure, la scomoda sensazione non se ne andava. Detta così penserete: minchia che strazio d’adolescenza.

La mia è stata anche fatta di tanti momenti belli. Giuro. Ma oggi per strane ragioni ripenso a come mi sentivo allora e a quello che ho imparato. Dopo.

Ho imparato che la prima persona che deve volerti bene sei tu, la prima a cui devi piacere sei ancora tu e che le persone si scelgono, dopo esserci capitate. Accuratamente aggiungerei. Si scelgono quelle che ci fanno contare qualcosa, quelle che ricambiano i nostri salti mortali con i loro, quelli che ci forniscono una strada per raggiungerli o un codice per comprenderli, quelli che ci fanno spazio nella loro vita.

Quelle che ci fanno avere voglia di esserci, che ci strappano sorrisi e lacrime e che non mancano di regalarcene. C’è sempre il modo di sentirsi a casa con una persona che si sente a casa con te.

Bisogna solo scegliersi.

 

 

 

Radici e libertà

Io sono una persona profondamente radicata. Non so se si capisce.

Sono emotivamente ancorata ai luoghi in cui sono nata e cresciuta. Ma anche a quelli in cui mi sono formata, strada facendo.

Eppure, tutte le persone che mi conoscono, me compresa, avrebbero scommesso sul fatto che prima o poi sarei andata via, che avrei cercato e girato. Che avrei preso tanti treni e, sopratutto, che non sarei mai tornata.

Sono giorni che penso al fatto che tutto ciò che sono dipende e dipenderà imprescindibilmente dalla bambina che sono stata e dalle persone che mi hanno circondato ed ispirato, da bambina e poi, man mano, ogni giorno fino ad oggi.

Sono giorni che penso che se non fossi stata circondata da donne intelligenti e preparate, probabilmente non avrei mai desiderato studiare, penso che se non fossi stata spronata a dare di più non avrei mai imparato a chiedere a me stessa, che se non fossi stata capita e coccolata, non avrei mai imparato a perdonarmi per quello che non riesco a fare.

Sono giorni che penso che se non fossi cresciuta fra l’amore per la vita, la voglia di condividere la gioia, ma pure la paura e la tristezza, con gli amici, probabilmente oggi rispetterei priorità differenti.

Mi accorgo tutto d’un tratto di dovere tutto a chi ha seminato in me la passione per la vita, la gratitudine per le cose veramente belle, quelle che non costano niente ma che ci pensi tutta la notte e te le sogni pure, oppure quelle per cui ridi ore.

Di chi ha ascoltato dei miei “drammi” ad ogni età e poi li ha sdrammatizzati, rendendoli piccoli piccoli rispetto alla marea di possibilità di vita che avrei potuto ancora inventare. A chi mi ha insegnato la gentilezza (sopratutto di pensiero) e l’ospitalità.

M’accorgo con nuova consapevolezza di dovere tutto a chi ha innaffiato la mia voglia di poter andare lontano per scoprire cosa c’era ancora di meglio da vedere, vivere ed imparare. Per raccogliere tutto quanto potesse riempire quegli occhi sempre entusiasti.

Devo tutto a chi mi ha fatto sempre trovare una tavola imbandita e mi ha sgridato tutte le volte che mi ci sono seduta in ritardo, insegnandomi il rispetto per le persone che ami. Devo tutto a chi mi ha permesso di comprendere che la mia vita sarebbe stata sempre e sopratutto una mia responsabilità, che avrei dovuto rispettarla per poter chiedere agli altri di farlo, che avrei dovuto tentare prima di poter chiedere agli altri di tentare per me.

Devo tutto a chi mi ha insegnato che più importante dei giocattoli, sono le persone con cui puoi inventare la tua idea di compagnia. A chi mi ha preso in giro per tutte le cose stupide che ho fatto, ma che poi mi ha indicato la strada verso una nuova possibilità.

Ci sono persone arrendevoli e persone forti, e poi ci sono quelli che afferrano il senso della vita, lo trasferiscono agli altri, lo assorbono dagli altri. Le persone che attribuiscono valore alle cose “serie”, non urlano per dire la propria e hanno un repertorio di battute brillanti per affondare anche le peggiori tra le esperienze vissute. Le persone che non sanno mai se la stanno facendo giusta, che passano tutto continuamente sotto il torchio del dubbio, ma che poi sanno essere dei porti sicuri e confortevoli.

Devo tutto alle persone della mia vita in realtà, al fatto di averle avute, riconosciute e osservate.

E ogni viaggio che ancora m’aspetta non potrà mai scalfire la bellezza di una così grande fortuna.

Niente di più scontato

Qualunque cosa ci sembra di credere o sapere, o ancora di più, qualunque cosa ci sembra di poter programmare (io amo programmare e adoro il senso di proiezione nel futuro, ma gongolo proprio), la vita è adesso. E’ quella cosa che ci passa tra le mani nel momento stesso in cui ne sfioriamo il pensiero, è la possibilità tangibile di essere da qualche parte o fare qualcosa. Ogni volta, nel solo momento dell’adesso.

Niente di più scontato per ricordarci di stare nei posti in cui vogliamo davvero essere, di condividere tempo ed esperienze con le persone che consideriamo più importanti, di scrollarci di dosso chi ci attanaglia e angoscia, di accogliere chi ci vuole bene. Di ascoltare i consigli degli amici veri e di provare a darne di disinteressati e sinceri. Di posticipare le cose meno importanti e anticipare quelle importanti. Di essere meno pigri. Di stare meno seduti a guardare la tv e più a spasso in bici. Di insegnare qualcosa a qualcuno e di imparare da qualcun altro ancora. Di far sentire alle persone speciali che sono speciali.

Di non rimandare, di non dare per scontato le persone più vicine. Di non fuggire, dalla possibilità di darci un verso e una direzione. Di non sottrarci alla possibilità di capire chi siamo. Di sottrarci alla possibilità di farci definire solo da quello che facciamo e da come ci presentiamo. Sfiliamoci maschere e vestiti da attori in ruoli più o meno secondari, e ricordiamoci semplicemente da dove veniamo e quanto abbiamo raccolto lungo la strada.

Creiamo occasioni da condividere con le persone che amiamo, rendiamole parte integrate della nostra vita, non tagliamole fuori per egocentrismo e smettiamola magari, di temere continuamente che la condivisione possa diventare invasione. Godiamo delle gioie del palato, della musica migliore, dell’odore di una giornata di sole o di pioggia. Del vento in viso, di una nuotata. Ricordiamoci di dare la buona notte alle persone importanti, di scrivere agli amici lontani che nonostante la distanza ci siamo. Manteniamo le promesse nel momento in cui le promettiamo. Godiamo della possibilità di scegliere, ora, a cosa e chi dare la precedenza. Chi o cosa considerare una priorità. Chi o cosa può essere posticipato. E poi difendiamo ogni momento, con sincerità ed integrità. Perché ogni momento, nel solo momento in cui avviene è la vita che stiamo vivendo.
Tutto quello che posticipiamo a domani, semplicemente, non è abbastanza importante per essere fatto adesso.