Ti impegni abbastanza per annoiarti?

“Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”.

Lo disse Confucio, in tanti lo riscrivono spesso e io, non sono d’accordo.

O meglio, lo sono solo in parte.

Credo fortemente che avere una passione genuina per il proprio lavoro (o fare del proprio lavoro una grande passione) sia fonte di forza e ispirazione, che sia il primo ingrediente alla base di una vita professionale potenzialmente felice (e fatta di alti e bassi come ogni vita), ma non credo che amare il proprio lavoro sia sufficiente a garantire una soddisfazione tale da non sentire pesi e frustrazioni.

Gli ingredienti per una carriera fruttuosa e positiva sono probabilmente tanti altri oltre a questo. Una componente essenziale secondo me è l’equilibrio e in certi casi, il buon senso.

L’equilibrio lo troviamo con qualche fatica e tanto esercizio, quando riusciamo a calibrare vari aspetti della nostra vita, a mixare consapevolmente i nostri desideri, i nostri bisogni e le nostre responsabilità in un modo che ci permette di stare bene e di lavorare bene. Il che presuppone che siamo capaci di generare valore per noi stessi e per le persone intorno a noi.

(L’equilibrio è inoltre quella cosa per cui, se non riusciamo sempre nel suddetto elenco, ce lo perdoniamo).

Sono molto d’accordo, invece, con quello che ha scritto Osvaldo Danzi qui:

Non c’è niente di più palloso, inutile e dannoso di un capo o un collega che a pranzo non abbia altri argomenti che i clienti, il budget, il business e le battute sulle colleghe. Niente è più imbarazzante di un interlocutore senza interessi, senza un libro da scambiare, un film di cui discutere, un Paese da suggerire per il prossimo viaggio.”

John Cage, ha proposto un brano che si chiama 4’33” che prevede che il musicista non suoni per tutta la durata del pezzo. Costringe all’ascolto di tutto quello che lo circonda: anche in questo modo si fa musica (e nella musica, le pause contano tanto quanto le note).

 

Mi piace.

Perché ci sono tanti modi di essere protagonisti della propria vita o del proprio ruolo professionale (il musicista in questo caso) e uno veramente utile è quello che prevede il momento in cui non si fa nulla e si ascolta intorno. Sorprendentemente anche quel momento avrà determinato un risultato importante.

Ogni protagonista ha bisogno di una pausa, ogni professione necessita una vacanza.

Sono un po’ spaventata dalle persone che non vanno mai in vacanza. Davvero. Da chi è costantemente focalizzato sul lavoro al punto da dimenticare il resto, invece che essere così focalizzato sulla vita da poterne trarre valore per il lavoro.

E non parlo di chi lavora tanto, parlo di chi non si distrae.

Chi non ha interessi che esulano dal proprio ambito professionale, che non coltiva spazi inediti nella propria vita e non si annoia, mai.

 

Il buon capo

Appena prima di trasferirmi a Milano, ho vissuto all’estero per quasi 2 anni, parte dei quali trascorsi lavorando in un’agenzia di PR internazionale. Marketing & New Business Intern: una piccola factotum a supporto del team di marketing dell’agenzia. Anche se ci furono momenti di sconforto, porto con me un incredibile ricordo di quel periodo.
Mi permise di comprendere esattamente il senso del detto: “Il pesce puzza sempre dalla testa” (o eventualmente no, chiaro).

Ero la ruota di scorta di un team di 8 persone, eppure ogni mia esigenza, necessità e richiesta era ben nota ai manager; perché chi era in alto considerava un proprio dovere conoscermi e supportarmi nel mio percorso lavorativo. Si considerava utile strutturare le attività in modo che tutti fossero agevolati nel proprio lavoro e messi in condizione di potersi confrontare con il valore e la competenza altrui mettendo a disposizione le proprie conoscenze. I flussi di lavoro erano chiari, i processi gestiti in maniera semplice e fluida, le regole condivise e rispettate da tutti. Ogni giorno, letteralmente, chi era sopra di me, trovava il tempo di insegnarmi qualcosa. E io facevo tutto: ricerche per il team di analisi, mailing per l’event manager, podcast e supporto cms per la web specialist, accoglienza, fotocopie, rassegna interna, tutto al servizio di tutti. Nemmeno una volta mi sono sentita inutile.
La marketing manager mi insegnò due cose in particolare, che conservo da allora e che mi sono servite spesso anche dopo:

“You just need one”: in un contesto sfidante, difficile, a tratti sconfortante ricorda che non hai bisogno di un esercito per trovare il tuo spazio, non ti serve una gang a cui appartenere. Ti basta una sola persona di cui sai di poterti fidare per davvero, a cui lanciare uno sguardo in un momento di difficoltà, con cui sdrammatizzare davanti un caffè in un momento di pausa.

“You always have to be kind and respectful to everyone around you. ‘Cause the ones you find below you today, might be above you tomorrow”:
Puoi sempre imparare qualcosa lavorando con altre persone, anche dalle persone con minore esperienza di te, magari perché hanno una particolare expertise o anche solo perché hanno attitudini differenti dalle tue. Lavorare insieme a qualcuno vuol dire confrontarsi apertamente con gli altri in un’ottica di collaborazione. Gestire un team di persone significa principalmente voler ascoltare, riuscire a comprendere il valore degli altri ed il potenziale, fare in modo che quel potenziale generi valore e aumenti, sempre di più.
Qualunque sia la posizione in cui ci si trova rispetto agli altri, ciò che conta più di tutto è quanto valore riesci a generare con i tuoi colleghi, per i tuoi colleghi o attraverso i tuoi colleghi. E non importa chi sia sopra o chi sotto, perché questa è, per forza di cose, una condizione mutevole.
Quando un professionista non si impegna a motivare, comprendere e far crescere le persone che lavorano per lui/lei, forse si perde un pezzo importante del proprio stesso professionismo, sottintende ad una responsabilità e pecca di presunzione. Quando non si chiede da dove arrivino gli errori delle persone che guida, cercando quindi di correggerli ed indicare nuovi modi, forse è corresponsabile di quegli errori.
Essere un buon capo è tutt’altro che una cosa semplice, richiede competenza, pazienza, buon senso, lungimiranza, consapevolezza, generosità e tanta, tantissima umiltà.

Un buon capo è il miglior lavoro che potrebbe capitarti. Per ogni buon capo ci saranno tanti validi e appassionati professionisti.

Per ogni pessimo capo, ci sarà un pesce intero che puzza.